La più spettacolare gola scavata da un torrente in Appennino Modenese

Una delle bellezze incontaminate e pressochè sconosciute in Appennino Modenese è sicuramente la gola scavata dal Rio Monio, un piccolo ruscello che sfocia dopo pochi tumultuosi km nel torrente Scoltenna.

Affluente del ramo sinistro, esposto nel versante a sud nel territorio comunale di Riolunato, il rio ha come origine idrografica il bacino del Monte Cantiere (1617 m), tra le vette più alte della dorsale che include il “vulcano” Sasso Tignoso, l’Alpesigola, le Piane di Mocogno fino indicativamente il monte Apollo (o Poggio Pennone) al Ponte d’Ercole (o del Diavolo).

Zona selvaggia, aspra e scoscesa, riarsa dal sole ma scavata e fessurata tra le ripide pareti di Flysch d’arenaria che adombrano e rinfrescano i lembi spesso impenetrabili di pareti friabili e modellate dagli agenti esterni.

Siamo nel territorio una volta denominato “del Brocco”, comunità tardo medievale e rinascimentale costituita da alcuni comuni ormai caduti in rovina o quantomeno tristemente in oblio (Flaminatico, Rocchicciola, Serpiano, Castellino, Barigazzo), un tempo granaio dell’appennino per l’eccelsa qualità dei raccolti.

Per raggiungere il canyon è consigliabile partire da Castellino di Riolunato, visitando Casa Gigli, complesso Quattrocentesco che vide i natali di tal Lorenzo Gigli, tra i principali storiografi dell’Appennino nel primo Settecento.

Di recente recupero, la struttura è ora sede di un piccolo ma eccezionale birrificio artigianale tedesco (nonchè b&b ed affittacamere) e ne dimostra la grandezza e il prestigio attraverso effigi e fregi scolpiti in arenaria.

Scendendo lungo un piacevole Sentiero Natura, seguendo le indicazioni per il Mulino della Pollina (in rovina) si giunge in meno di mezz’ora al corso del Rio Monio.

Lo scrosciare delle acque fa intendere che qualcosa di spettacolare ci attende: se il corso nella parte alta pare tranquillo, facilmente guadabile e affrontabile, impreziosito da alcune piccole piscine, quello che si cela pochi metri più a valle ha dell’incredibile.

Un salto di quasi 20 metri dà origine ad una spettacolare cascata che si tuffa in una polla d’acqua limpida, contornata da alte pareti rocciose livellate e levigate dalla potenza delle acque.

Da lì in poi, per circa 2 km, è un continuo ed emozionante viaggio nel mondo delle acque, forza della natura, tra salti, scivoli, cascate, piscine e gorghi.

Il percorso recentemente è stato attrezzato per la pratica del canyoning, ma è possibile, con molta cautela e passo certo da escursionisti esperti con minime basi alpinistiche, proseguire ai lati del corso d’acqua fino a valle alla confluenza con lo Scoltenna ove sorge un ponte in metallo per superare l’orrido (ora CAI 473, tratti attrezzati per risalire a Castellino, possibili frane, smottamenti e chiusure temporanee, inaffrontabile nei periodi di disgelo e sotto piogge abbondanti).

Alla luce dell’incredibile successo di presenze alle limitrofe Cascate del Rio Valdarno, ove grazie al sapiente lavoro di volontari è stato recuperato e reso potenzialmente fruibile a tutti un emozionante percorso a tratti ormai abbandonato, per valorizzare il Rio Monio sarà necessario intervenire per metterne in sicurezza almeno la parte alta, forse la più suggestiva e impressionante.

L’obiettivo del turismo montano appenninico deve essere quello di valorizzare le tante bellezze nascoste o dimenticate, creare appetibilità in zone inspiegabilmente misconosciute, ridare accoglienza e vitalità alle piccole realtà sul territorio.

La collaborazione tra enti, comuni, strutture ricettive, aziende agricole, appassionati di natura, studiosi, associazioni e guide può davvero far rinascere ciò che si crede ormai perduto in Appennino.

Non saranno vacui investimenti milionari per preservare una sorta di status quo in opere destinate ad estinguersi (si pensi ai continui investimenti in nuovi impianti sciistici) ad attrarre turisti e curiosi, ma ciò che già abbiamo sotto i piedi e non siamo stati in grado di mostrare al grande pubblico o, peggio, non abbiamo saputo raccontarlo col piglio giusto, pervasi da una sorta di complesso d’inferiorità rispetto alle più blasonate realtà alpine.

Le Guide 100 Fiori vi condurranno in escursione nei limiti del possibile e in totale sicurezza fino alla prima cascata per scoprire questo gioiello nascosto, lungo un percorso molto vario nel territorio del “Brocco”.

Un piccolo assaggio anche in questo video girato anno scorso –> YOUTUBE <–